Il caso di Michele Tedesco: imprenditore vittima di un errore giudiziario

Michele Tedesco, imprenditore di successo di Gravina di Puglia, è l’altro protagonista di un errore giudiziario o, sarebbe meglio dire, un’altra “vittima” di un caso di malagiustizia.

Tutto ebbe inizio nel luglio del 1997, quando i carabinieri di Altamura prelevano Michele Tedesco dalla sua abitazione, lo ammanettano e lo conducono in una cella di isolamento nel carcere di Bari. L’ordinanza di custodia cautelare proviene dal GIP Dott. Antonio Diella su richiesta del PM Dr. Leonardo Rinella. Le accuse nei suoi confronti sono “l’acquisto, il possesso, la vendita e la distribuzione di diverse sostanze stupefacenti, quali eroina, cocaina e hashish, sia in campo nazionale che internazionale”. Insomma, nel giro di qualche minuto, Tedesco si è trasformato da imprenditore di successo a spacciatore.

Da qui comincia il suo lungo e travagliato percorso con la giustizia. Sin da subito Michele Tedesco si dichiara innocente e afferma la propria estraneità ai fatti. Solo un mese dopo, ad agosto, il GIP modifica la misura cautelare e gli concede gli arresti domiciliari. Tedesco rientra nella sua abitazione, dove vi resterà per 4 mesi, con il divieto di allontanarsi dal luogo di residenza e l’obbligo di firma giornaliera presso i Carabinieri di Bari.

All’udienza preliminare del 14 febbraio 1998, il GUP dispone l’invio a giudizio dell’imprenditore innanzi alla Corte di Assise di Bari. Durante il processo, la posizione di Tedesco viene pian piano chiarita. Fino a quando, ben 9 anni dopo, su richiesta del PM Dr. Elisabetta Pugliese, la Corte di Assise adotta una sentenza di assoluzione con ampia formula di merito.

Michele Tedesco è diventato così l’ennesimo caso di malagiustizia: 15 giorni di carcere, 2 anni e 40 giorni di divieto di espatrio dal luogo di residenza con obbligo di firma giornaliera. Sono bastati pochi secondi per polverizzare la carriera e distruggere la vita di un uomo, un padre, un onesto lavoratore, sulla base di false accuse da parte di alcuni pentiti.

Sarebbe banale dire che questi 9 anni, trascorsi a dichiararsi innocente per un reato mai commesso, non abbiano segnato la vita di quest’uomo. È un trauma che si porterà dietro per tutta la vita. E ciò che è ancor più triste è che questi 9 anni della sua vita nessuno glieli tornerà più indietro, così come può rinunciare a una fedina penale immacolata.

Michele Tedesco è l’ennesima vittima di un errore giudiziario di cui continua a pagarne le conseguenze ancora oggi.

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Chi sono

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Mi chiamo Carmelo Incardona e sono un avvocato penalista. Sono sposato con Angela e ho due figli, Salvatore e Marika. Dopo aver conseguito la licenza scientifica, decido di iscrivermi in Giurisprudenza. Ho sempre sognato di voler fare l’avvocato.
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